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ANIMALI TOTEMICI

ANIMALI TOTEMICI

Nella mitologia germanica, che ruota attorno al culto del dio Odino (Wotan), sono presenti delle leggende e racconti che narrano di animali fantastici, degni compagni di una divinità che rappresenti al meglio un popolo di guerrieri. Ne è un esempio il cavallo dello stesso Odino, una creatura dotata di un folto manto grigio e di quattro paia di zampe, con cui il dio cavalcava nelle dodici notti seguenti il solstizio d’inverno.
Da ciò discende in parte la considerazione e la venerazione dei Longobardi per alcuni animali, come i cavalli e i cani, entrambi utili in battaglia quanto nella caccia, e di altre fiere dei boschi.

Del resto, Odino è spesso raffigurato come colui che accompagna le anime dei guerrieri nell’oltretomba, in una sorte di ultima grande caccia finale. Questo mito riflette i momenti principali per un guerriero longobardo: la battaglia e la caccia, che sono indissolubilmente legati a una visione dell’esistenza in stretto legame con la natura, esattamente anche per gli altri popoli di origine barbarica.

Pertanto, è comprensibile come l’immaginario comune longobardo abbia assimilato la presenza di alcuni animali facendone dei riferimenti, la cui presenza assumeva dei fini utilitaristici ma anche dei caratteri altamente simbolici e magici. Ecco perché, al momento della sepoltura, venivano messi in atto riti propiziatori, in cui cavalli, cani, orsi, lupi, cervi, cinghiali, serpenti e aquile accompagnavano benevolmente il defunto nell’oltretomba.
A questo proposito, vanno ricordate alcuni ritrovamenti sepolcrali assai significativi, come la tomba contenente cavallo e cavaliere di Cividale del Friuli (necropoli di San Mauro, tomba 43), quella con cavallo acefalo e cani di Povegliano Veronese (necropoli dell’Ortaia, tomba s.n.) e infine quelle con cavalli acefali di Spilamberto (necropoli di Ponte del Rio, tombe 63, 66, 67).

In particolare, la sepoltura di Povegliano (Verona) è attualmente l’unico esempio di tomba contenente un cavallo insieme a due cani in una necropoli longobarda italiana. Si tratta di una tomba databile tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo e, molto probabilmente, testimonia un sacrificio propiziatorio in occasione della tumulazione di un guerriero di alto lignaggio.
Gli scheletri dei tre animali giacciono vicini, uno accanto agli altri, come se fossero idealmente connessi tra loro, e sono gli unici presenti nelle 145 tombe della necropoli. Il cavallo, dallo scheletro adulto e molto slanciato, è stato abbattuto e poi decapitato prima di essere sepolto, mentre i due cani, un maschio e una femmina di una anno circa d’età e di razza affine ai levrieri, sono stati sgozzati e lasciati integri.
 

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