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IL CAVALIER DI CASTEL TROSINO

IL CAVALIER DI CASTEL TROSINO

Una delle testimonianze più significative riguardo la considerazione e il prestigio di cui godeva un cavaliere nella società longobarda ci viene offerta dalla tomba numero 119 rinvenuta nella necropoli di Castel Trosino.
Qui, nel corredo funebre del defunto, sono stati rinvenuti numerosi oggetti d’oro e d’argento di raffinata fattura, che fanno capire che si trattava di un guerriero a cavallo.
Questa necropoli in provincia di Ascoli Piceno non solo ha restituito uno dei corredi funerari più ricchi di epoca altomedievale presenti in Italia, ma costituisce anche la testimonianza dell’influenza dell’esercito e delle tradizioni bizantine sui guerrieri longobardi.
La tomba, che probabilmente appartiene a un cavaliere aristocratico della comunità di Castel Trosino, risale alla prima metà del VII secolo. Il corredo sepolcrale vede la presenza del tipico equipaggiamento da guerra già visto nelle tombe longobarde dell’Italia settentrionale, poiché vi si ritrovano la spada, lo scudo, lo scramasax, la lancia; a ciò si aggiungono anche elementi tipici dell’area centrale della Penisola, ancora contesa con i Bizantini, quali l’elmo e la corazza lamellare.

Nella necropoli marchigiana, si contano solamente una ventina di sepolture maschili con corredo di armi. Tuttavia, il numero non elevato è compensato dalla ricchezza degli oggetti presenti, che rivelano delle forti influenze con le aree culturali di Roma e di Bisanzio. Infatti, nei corredi sono stati rinvenute cinture d’oro a frange, pugnali con decorazioni auree e guarnizioni in oro delle selle.
Simili influenze e contaminazioni sono spiegabili se si considera la posizione geografica della necropoli, lungo la via Salaria e all’interno del Ducato longobardo di Spoleto, collocato strategicamente a controllare militarmente e politicamente le aree bizantine facenti parte dell’Esarcato oltre alla città santa di Roma.

Dal punto di vista della condizione sociale dei guerrieri sepolti nella necropoli di Castel Trosino, si deve considerare anche il fatto che molti oggetti rimandino al ceto equestre, il che significa che si tratta di tombe dei membri più illustri e potenti della comunità. Come riscontrato nelle altre necropoli longobarde in Italia databili tra la fine del VI secolo e la prima metà del VII, si riscontra anche qui la pratica di seppellire i guerrieri a cavallo insieme ai finimenti dell’animale: il morso, la sella, le decorazioni delle briglie, oltre agli speroni e alle staffe per il guerriero.
 

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