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L’EDICOLA MARMOREA DEL TEMPIETTO DEL CLITUNNO

L’EDICOLA MARMOREA DEL TEMPIETTO DEL CLITUNNO

Ad una diversa matrice culturale va senz’altro attribuita la singolare quanto straordinaria edicola marmorea che occupa la parete di fondo della cella, risalente all’età augustea ma successivamente smontata dal suo alloggio originario e rimessa in opera, adattandola allo spazio absidale. Fu cura dei maestri marmorai che compirono l’opera di ritagliare i rilievi architettonici e rimontarla senza che si notassero troppo le cesure e le lacune, nonché di “rifinire” la struttura  con l’aggiunta di tre lastre inserite negli spazi di risulta tra l’arco e il soprastante   timpano. Il motivo fitomorfo che campisce le lastre (e  che  solo  nella lastra mediana si dispone ai lati di un clipeo con monogramma cristologico) rientra nella stessa tradizione a cui vanno ascritti i frontoni  esterni.
Si tratta di un motivo che venne a lungo ripetuto in area spoletina, sino al pieno medioevo, e che vanta illustri testimonianze nei rilievi  architettonici di San Salvatore, ma anche repliche più corsive, come nel frontoncino ora perduto presente nella Pieve di Sant’Angelo, o nell’architrave della cattedrale spoletina di Santa Maria Assunta. L’abside appare incorniciata dall’edicola marmorea: un frontone poggia su una cornice dotata di due coppie di mensole aggettanti tra le quali si apre un’esedra- abside coronata da un arco a tutto sesto. L’insieme risulta oggi privo delle colonnine che, a coppie di due, dovevano sostenere le quattro mensole.
Negli spazi di risulta tra la cornice del timpano e l’arco sono inserite le tre lastre con decorazione a racemi vegetali. In quella superiore i girali d’acanto si dispongono simmetricamente ai lati di una coroncina a foglie lanceolate che racchiude un Chrismon (monogramma di Cristo, composto dalle lettere greche CHI-RHO); in quelle laterali essi occupano l’intero campo disponibile. Da notare la colorazione rossa che caratterizza il fondo dei girali d’acanto, sia in queste tre lastre sia nei rilievi dell’arco.
Al centro dell’abside si apre una piccola edicola-tabernacolo con timpano sostenuto da colonnine, in cui è impiegato lo stesso repertorio decorativo dell’edicola maggiore. Oltre alle colonnine originali è andato perduto anche il timpano. Ad una ulteriore definizione del monumento concorre infine l’importante corredo epigrafico, la celeberrima iscrizione dedicatoria che corre ancora oggi lungo la trabeazione del timpano anteriore (SCS DEUS ANGELORUM QUI FECIT RESURRECTIONEM),
nonché le due iscrizioni pertinenti agli ingressi laterali, note da trascrizioni di XVI e XVII secolo (SCS DEUS PROFETARUM QUI FECIT REDENTIONEM E SCS DEUS APOSTOLORUM QUI FECIT REMISSIONEM).

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