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LE ISCRIZIONI DI SAN MICHELE ARCANGELO

LE ISCRIZIONI DI SAN MICHELE ARCANGELO

Il culto, tanto al sud  che al nord della penisola italica, promosso dai duchi e dai principi della dinastia longobarda, favorì le visite dei pellegrini al santuario, la cui presenza tra la fine del VI e la metà del IX secolo è attestata da circa duecento iscrizioni. Incise o tracciate a sgraffio sulle strutture  all’interno della grotta, tra le iscrizioni, caso unico ed eccezionale, sono presenti diversi nomi di donne longobarde.
Tre in particolare sono le iscrizioni monumentali di apparato longobarde: la più importante è quella attribuita al duca Romualdo I che, dopo l’ascesa al trono di Pavia del padre Grimoaldo I, resse il ducato beneventano fino al 687. Essa reca: “Spinto dalla devozione, per ringraziamento a Dio e al santo Arcangelo, il duca Romualdo volle che si realizzasse (la costruzione del santuario) e ne fornì i mezzi. Gaidemari fece”.
Nel ricco corpus epigrafico altomedievale hanno una posizione di assoluto risalto almeno cinque iscrizioni in alfabeto runico (una è frammentaria), le prime rinvenute in Italia.
Si tratta di antroponimi di pellegrini anglosassoni (Hereberehct, Herraed, Wigfus, Leofwini) che, tra la fine del VII e la metà dell’VIII secolo, visitarono il santuario, confermando l’interesse dei popoli di stirpe germanica per esso.

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